«La Biennale si deve qualificare come luogo che ha come metodo, e quasi come ragion d’essere, il libero dialogo tra gli artisti e tra questi e il pubblico

Con questa parole della curatrice Christine Macel, apriva la Biennale Arte lo scorso maggio. Iglooo propone un viaggio alla scoperta dei profili di alcuni dei 120 artisti in mostra.

Visitare la Biennale significare compiere un viaggio nella creatività contemporanea in un percorso compiuto da 120 artisti – 103 esposti per la prima volta. Una polifonia di espressioni creative che si aprono al confronto pubblico e ruotano attorno al neoumanesimo contemporaneo.

biennale venezia arte 2017

AGGIORNAMENTO

In entrambi i luoghi espositivi, assolutamente da non perdere, le performance immersive, delicate e toccanti dell’artista Lee Mingwei. When Beauty Visit (2017) è una installazione performativa e partecipativa continuativa che mira alla ricerca della bellezza. L’artista diventa un facilitatore e realizza una performance in cui un visitatore viene invitato a trascorrere del tempo dentro il Giardino Scarpa, nel Padiglione Centrale ai Giardini, nel quale è collocata una sedia affinché l’ospite possa accomodarsi e godere della vista del giardino. Ogni ospite riceverà un dono e sarà invitato ad aprirlo fino al suo successo incontro con la bellezza, al suo interno troverà la storia dell’incontro con la bellezza di un’altra persona. La performance esplora la percezione di come la bellezza viene condivisa, incontrata e ricordata.

Per vedere il contenuto accetta i cookie e ricarica la pagina

Anche all’Arsenale la presenza di Mingwei non passa inosservata. Si tratta di una esposizione spaziale che consiste in un lungo tavolo, 2 sedie e 2 pareti con fili colorati. L’artista è seduto al tavolo e i visitatori sono invitati a portare i propri vestiti, sedersi al tavolo e restare ad osservare l’artista mentre li rammenda con fili colorati.

Lee Mingwei: The mending project. Padiglione dello Spazio Comune.Foto © InexhibitLee Mingwei: The mending project. Padiglione dello Spazio Comune.Foto © Inexhibit

Dopo anni di mediocrità, torna a farsi notare il nostro padiglione nazionale, curato da Cecilia Alemani si caratterizza per 3 installazioni legate al Mondo Magico. Assenza di luce e un’atmosfera al confine tra intimità ed inquietudine. Il tema viene indagato attraverso i lavori di 3 artisti: Adelita Husni-Bey, Roberto Cuoghi e Giorgio Andreotta Calò.

Adelita Husni-Bey è la protagonista femminile del Padiglione, il suo lavoro affronta tematiche attuali e complesse: la razza, il genere e la classe. Trae ispirazione da teorie educative anarchiche e pratiche d’insegnamento innovative. The Reading/ La Seduta è il risultato di un workshop didattico in cui l’artista ha riflettuto sul rapporto dei giovani con l’ambiente e lo sfruttamento della terra. Le riflessioni su queste tematiche sono espresse attraverso il linguaggio del video e quello scultoreo che trae spunto dai tarocchi.

57.-Esposizione-Internazionale-dArte-Venezia-2017-Padiglione-Italia-Adelita-Husni-Bey-The-Reading-La-Seduta-photo-credit-Andrea-Ferro-Adelita HusniBey The Reading/LaSeduta || photo credit Andrea Ferro

L’esperienza proposta dall’emiliano Roberto Cuoghi allerta i sensi (olfatto compreso) e stimola l’immaginazione del visitatore. Un’installazione in cui vengono realizzati cristi in serie, con lo stesso stampo ma con miscele di materiali organiche differenti. Cristo appare da una sorta di fucina mitologica dove macchinari rilasciano gelatine che vanno poi a solidificarsi.

57.-Esposizione-Internazionale-dArte-Venezia-2017-Padiglione-Italia-Roberto-Cuoghi-Imitazione-di-Cristo-photo-credit-Andrea-FerroRoberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, photo credit Andrea Ferro

I mondi sommersi dell’inaspettata installazione ambientale di Giorgio Andreotta Calò assorbono i sensi e l’attenzione del visitatore. Un omaggio a La fine del mondo dell’antropologo Ernesto de Martino, in un gioco tra l’universo degli inferi e quello terrestre.

57.-Esposizione-Internazionale-dArte-Venezia-2017-Padiglione-Italia-Giorgio-Andreotta-Calò-Senza-titolo-La-fine-del-mondo-photo-credit-Andrea-Ferro57.-Esposizione-Internazionale-dArte-Venezia-2017-Padiglione-Italia-Giorgio-Andreotta-Calò-Senza-titolo-La-fine-del-mondo-photo-credit-Andrea-FerroGiorgio Andreotta Calò Senza titolo /La fine del mondo || photo credit Andrea Ferro

Tra le opere più curiose non passa inosservata l’installazione di Edith Dekyndt. Di una semplicità quasi commovente, One thousand and one night ripropone il gesto meticoloso e ripetitivo di trascinare polvere all’interno di un rettangolo illuminato che attrae in maniera ipnotica e poetica.  Un inno alla bellezza che si declina nella spiritualità e nella ritualità della superficie geometrica che ricorda i mandala buddisti, ma anche le pitture con la sabbia dei Navajos americani.

Per vedere il contenuto accetta i cookie e ricarica la pagina

Vincitore del Leone d’Oro come miglior Partecipazione Nazionale il Padiglione della Germania ha conquistato la giuria con

un’installazione potente e inquietante che pone domande urgenti sul nostro tempo e spinge lo spettatore a uno stato di ansia consapevole. Risposta originale all’architettura del padiglione, il lavoro di Imhof è caratterizzato da una scelta rigorosa di oggetti, corpi, immagini e suoni.

A caratterizzare lo spazio espositivo l’intervento architettonico dell’artista Anne Imhof che accentua la severità dell’architettura di epoca nazista del padiglione sostituendo gli ingressi con saracinesche e circondando il perimetro esterno con una recinzione e tanto di cartelli che avvertono della presenza di cani da guardia addestrati. In un ambiente freddo e poco rassicurante se ne stanno immobili un gruppo di giovani donne e uomini. Esposti su pedane sopraelevate, pallidi con lo sguardo fiero e diffidente. Mettono in scena l’umanità esponendo il visitatore ad un senso di turbamento e disagio. Faust (il nome della performance) dura 5 ore e inizia alle 13.

Per vedere il contenuto accetta i cookie e ricarica la pagina

CONDIVIDI CON I TUOI AMICI
Share on FacebookShare on LinkedInTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *