Blablacar, car sharing
L’arte di viaggiare chiaccherando
24 gennaio 2015
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Questa casa non è un albergo. Magari sì.

Viaggiare ai tempi della Sharing Economy.
L’esempio di Airbnb.

Anche gli italiani stanno scoprendo le potenzialità della Sharing Economy spesso tradotta con il termine economia collaborativa. Sono oltre 6 milioni quelli che nel 2014 hanno utilizzato un servizio di condivisione di alloggi, spazi di Co-Working o automobili.

Airbnb iglooo

L’espressione “sharing economy”, come ci spiega in un interessante articolo Andrea Mingardi su Wired, è ingannevole. – «Sottolinea l’elemento della “condivisione”, quasi ci trovassimo in una zona di frontiera, fra dono e compravendita.» – e continua – «La “sharing economy” ci dimostra che gli incrementi di produttività possono venire dai luoghi più impensati, aumentando l’utilizzo di beni strumentali e locazioni anche nei periodi in cui il proprietario non ne fa uso o in condivisione con questo». Si tratta di un cambiamento profondo che porta innovazione, qualità e miglioramenti a diversi livelli, sia economici che ambientali e di stili di vita.

Un esempio di successo ci è offerto da Airbnb. Molti di noi ne hanno sentito parlare ma forse non ne conoscono le origini e il funzionamento. La leggenda vuole che nell’ottobre del 2007 i due compagni di stanza Brian Chesky e Joe Gebbia non potendo permettersi l’affitto del loro loft a San Francisco abbiano improvvisato un alloggio nella sala da pranzo allestendolo con tre materassi gonfiabili e fornendo agli ospiti la prima colazione. Una soluzione che divenne molto richiesta specie in occasione di importanti conferenze, periodi in cui trovare una camera di hotel sembrava impossibile.

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Nel 2008, grazie anche all’ingresso nella Società del terzo socio fondatore Blecharczyk, fu lanciata la prima versione del sito, Airbedandbreakfast.com che non passò inosservata. Paul Graham invitò i tre a raggiungere l’incubatore Y Combinator che li finanziò per un viaggio promozionale a New York. Nel 2009 il nome del sito diviene quello attuale e da allora la crescita è stata esponenziale, con l’acquisizione di aziende concorrenti e l’apertura di sedi nei vari Paesi, da Milano a Sidney. Oggi, Airbnb è presente con oltre 800.000 annunci in 192 Nazioni. Secondo le stime del Wall Street Journal nel 2013 Airbnb avrebbe fatturato oltre 250 milioni di dollari.

Osteggiata dalle lobby alberghiere e limitata nelle sue possibilità da diverse leggi, Airbnb appresenta senza dubbio una risposta innovativa alle esigenze di alloggio temporaneo. L’idea di fondo è semplice. Chiunque può mettere a disposizione una camera, un appartamento ma anche strutture non convenzionali quali castelli, imbarcazioni, isole private e igloo. Chiunque quindi può inserire un annuncio con un proprio profilo sia per ricercare che per offrire alloggio, scrivere recensioni e contribuire alla crescita della Community.

Al fine di garantire una buona qualità del servizio e la sicurezza per viaggiatori e host il sito verifica l’identità degli utenti (tramite numero di cellulare, profilo Facebook, carta di credito). Per chi nonostante tutto non si fidasse ancora segnaliamo la Mevaluate, una banca etica online (in fase di sperimentazione) della reputazione che permette, a pagamento di creare un proprio profilo e di conoscere il Rating di un individuo sulla base di algoritmi che tengono conto di diversi fattori: penale; fiscale; civile; lavoro e impegno sociale, studi e formazione. In generale comunque le informazioni e i commenti sul profilo di Airbnb offrono un’immagine chiara della persona che andremo ad ospitare o da cui saremo ospitati.

La piattaforma mette a disposizione un servizio di assistenza 24/24 per rispondere ad ogni domanda e consiglia di mantenersi in contatto con gli altri utenti solo tramite sito e App in modo da poter tracciare le conversazioni e risolvere eventuali controversie. Su richiesta invia gratuitamente un fotografo che si occupa di realizzare le immagini per l’annuncio. Ciò permette di migliorare gli annunci ma anche di verificare la veridicità delle informazioni, lo stato dell’immobile, le competenze dell’ospitante. Inoltre per rendere più sicuri ed ecosostenibili gli alloggi sta promuovendo campagne, come quella appena conclusasi negli Stati Uniti, inviando gratuitamente dei rilevatori di fumo e di monossido di carbonio o il termostato Smart realizzato in collaborazione con la start-up di Google, Nest Labs per monitorare a distanza da smartphone i consumi energetici e provvedere ad eventuali sprechi degli ospiti.

airbnb love

Per tutelare il viaggiatore Airbnb prevede inoltre una politica di rimborso offendo un alloggio alternativo a quello prenotato oppure il rimborso in denaro. In ogni caso il pagamento viene inviato all’host solo 24 ore dopo l’arrivo dell’ospite in modo che questo abbia il tempo necessario per verificare l’effettiva conformità con l’annuncio e fare eventuali segnalazioni. Anche gli host sono tutelati con una garanzia fino a 700.000 euro per eventuali danni all’immobile. Airbnb non prevede costi fissi ma trattiene tra il 6% e il 12% all’ospite e circa un 2%-4% all’host al momento della conferma della prenotazione e direttamente tramite carta di credito.

Se attenzione al Design, al Green e alla soddisfazione degli utenti ne rappresentano i punti di forza l’elemento “fisco” invece pare essere più nebuloso. Ogni Stato ha regole proprie e si accusa la Società americana per il fatto che gli incassi finiscono negli U.S.A. anziché restare nel Paese in cui la transazione è avvenuta. Problema spinoso e controverso che senza un adeguamento delle norme alle nuove forme di economia non potrà certo essere risolto correttamente. Commons Collaborativo, Open Source e Sharing Economy rappresentano nuove frontiere del produrre che richiederanno menti nuove e risposte adeguate e lungimiranti, non viziate dalla difesa ad oltranza di un vecchio modo di intendere l’economia secondo il binomio produttore/cliente.

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Ma cosa fa di Airbnb un successo planetario?
La facilità d’uso, la chiarezza sulla policy, il servizio, un’App funzionale e una grande attenzione ad uno Storytelling fondato sull’idea di un’esperienza alternativa in cui si è viaggiatori e non semplici turisti. Non a caso Airbnb permette agli host di creare un proprio logo e diffonde le storie delle persone che hanno utilizzato il servizio. Sul canale Youtube  è possibile inoltre guardare diverse animazioni che raccontano questo mondo in modo coerente e ricco di appeal.

E se invece di un’abitazione volessimo un ufficio o semplicemente migliore l’uso di uno spazio pubblico? Esistono svariati progetti anche in questo senso ma ne parleremo presto in un altro articolo dedicato.

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