Se i Social Network vi appassionano, rimarrete affascinati dai Dark Social

È noto che il monitoraggio è una delle fasi fondamentali di una strategia di comunicazione online. Il successo delle nostre scelte sui Social Media è dato dalla consapevolezza dei contenuti che interessano di più il nostro target. Quindi avere ben chiaro quali post generano più interesse per non annoiare chi ci segue. Per fare questa operazione ci serviamo degli Analytics. Collezioniamo dati e tabelle sul traffico dei Social Network (Facebook, Twitter, Pinterest), e li confrontiamo con i dati del nostro sito. Ma a volte, questa analisi non è comunque sufficiente per spiegare il picco di accessi in un determinato giorno. E diciamocelo, questo ci manda in crisi! Cosa non stiamo tenendo in considerazione?

dark social, dark moon, il lato oscuro dei social

Mai sentito parlare dei Dark Social?

Dark Social è un termine coniato da Alexis C. Madrigal [@alexismadrigal su Twitter], Senior Editor del magazine statunitense The Atlantic. Nell’Ottobre del 2012 Madrigal pubblica un articolo in cui appare per la prima volta il neologismo, in cui fornisce una spiegazione a quel traffico «invisibile alla maggior parte dei programmi di Analytics» e che lui definisce Dark Social, appunto. Questo traffico difficile da rintracciare è dovuto a diverse cause, come il fatto di scrivere sulla barra degli indirizzi il nome del sito che vorremmo visitare o avere memorizzato nei Bookmarks un indirizzo web. Ma non solo, e qui sta l’intuizione di Mr Madrigal. Che per primo si rende conto che esiste una invisibile ma consistente trama di comunicazioni che avviene attraverso email, chat e altre tipologie di messaggi privati che si verificano al di fuori delle piattaforme misurabili. Infatti questo tipo di condivisioni non sono rintracciabili attraverso i contatori degli analytics eppure ne fanno aumentare i numeri. I Dark Social sono difficili da misurare, anche perché [e ci scusiamo perché ora saremo brutali], uno dei dirty secret del web è che gli Analytics sono limitati.

Dark Social Media IgloooIl fenomeno dei Dark Social è un universo ancora semi inesplorato. Una ricerca di qualche tempo fa curata da RadiumOne «The Light and Dark of social sharing» ha confermato le intuizioni di Alexis C. Madrigal, evidenziando che le attività Dark sul web rappresentano
tre volte le condivisioni su Facebook. Oltretutto i dati hanno evidenziato quello che potremmo definire il Paradosso di Facebook e cioè il fatto di essere il maggiore
indiziato per la produzione di traffico Dark. Sia da Mobile che da Desktop infatti i link di Facebook non sempre restituiscono un Referral chiaro. A questo elemento si devono aggiungere i 600 milioni di utenti attivi di Whatsapp [che ha da poco introdotto una versione Desktop che ne farà, molto probabilmente, aumentare l’utilizzo], i 500 milioni
di utenti attivi di Facebook Messenger e i miliari di indirizzi email che esistono nel mondo.

Se esiste un modo per aggirare il problema questo sembra essere l’utilizzo dei servizi di Short Url, (per intenderci Bit.ly, Goo.gl). Poiché permettono di personalizzare l’Url e renderlo più facilmente rintracciabile. Nonostante il fenomeno sia difficile da monitorare, gli advertisers sono avvisati: esiste un bacino di traffico molto ampio da tenere in considerazione.

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