Figura borderline dell’architettura italiana, Carlo Scarpa è venerato da generazioni di architetti

La prima cosa che si deve sapere di Scarpa è che non si laureò mai in architettura, la laurea gli venne assegnata honoris causa nel 1978, ma non fu mai ritirata a causa di una rovinosa caduta dalle scale in Giappone che gli costò la vita. 20 anni prima l’ordine lo aveva portato in giudizio accusandolo di esercitare illegalmente… Un ribelle insomma, e questo lo rende un personaggio ancora più interessante!

Carlo Scarpa

Carlo Scarpa studia all’Accademia delle Belle Arti e dedica quasi tutta la sua vita all’attività artistica: è stato direttore creativo della vetreria Venini e soprattuto curatore per l’allestimento di molte mostre e sistemazioni museali. Viene incaricato della cattedra di composizione all’Università di Venezia e, mediante questo ruolo, entra in contatto con tanti giovani architetti ai quali trasmette l’amore e la conoscenza della storia dei materiali e della lavorazione artigianale.
Dal 1948 avvia la collaborazione con la Biennale di Venezia, seguendo diversi allestimenti, celebre è il progetto firmato per retrospettiva di Paul Klee. In questo allestimento il percorso è scandito da pannelli composti secondo il ritmo spezzato delle linee kleeniane: il principio seguito in pittura diventa spunto per il progetto. Telai e pannelli con campiture cromatiche ottenute tramite il rivestimento in fustagno bianco e nero e orientati in vario modo costituiscono un commento visuale alle opere esposte.

carlo scarpa allestimento kleeCarlo Scarpa, Allestimento della mostra di Paul Klee, Venezia (1948)
Studi per la disposizione delle opere, foto tratta da “Carlo Scarpa”, a cura di Ada Francesca Marcianò, Zanichelli, Bologna, 1984.

Anni dopo riceve il premio Olivetti, teso a valorizzare l’impegno in ambito progettuale. Nel corso della sua carriera si è dedicato a diverse opere di restauro di complessi monumentali, rivelando doti da raffinato progettista capace di coniugare il sapere artigianale con forme neoplastiche e razionaliste non prive di suggestioni organiche (influenzato da Wrig\ht).  Il linguaggio di Carlo Scarpa si distingue per la sensibilità nel pensare e trattare i materiali, entrambi derivati da una vocazione artigiana e sperimentale mai disgiunta da un’attenzione al gusto moderno e al contesto contemporaneo.

Gipsoteca canoviana di Possagno (progetto Carlo Scarpa, 1955-57)Gipsoteca canoviana di Possagno (progetto Carlo Scarpa, 1955-57)

Dopo il premio, Adriano Olivetti gli commissiona lo showroom di Piazza San Marco a Venezia. Il progetto di Carlo Scarpa per Olivetti è uno dei maggiori capolavori dell’architettura italiana, un biglietto da visita  o menglio, “un punto espositivo che incarni la ricerca di qualità” ed innovazione perseguita dalla Olivetti. Pensato per esporre come gioielli le macchine da scrivere, lo spazio espositivo fu poi utilizzato da venditori di cianfrusaglie, trasformando uno de capolavori di Scarpa in un contenitore di kitsch. I dettagli, accuratamente progettati dal curatore, privati dei loro rapporti erano diventati spazi senza senso con decorazioni eccessive.

negozio olivetti venezia carlo scarpaCon la sua iconica scala con gradini sospesi Carlo Scarpa realizza uno spazio iper-moderno,
leggero e trasparente, ma in completa armonia con il l’importante contesto storico in cui si trova.

Spiccata sensibilità per i materiali e raffinati dettagli tecnologici se dovessimo riassumere il modus operandi di Carlo Scarpa in poche parole probabilmente attingeremmo a questo vocabolario. La sua “cultura artigianale dal carattere intellettuale” ha forgiato un linguaggio architettonico unico, diventato ispirazione generale per le generazioni di architetti successive.

Querini stampalia - Carlo ScarpaL’atrio della Querini Stampalia, in cui le acque spinte dalle maree entrano all’interno dell’edificio, cancella il limite fra costruito e artificiale,
mette in consonanza l’edificio con i ritmi naturali della laguna

Ha trascorso la sua vita progettando luoghi intesi come congegni, dove trovano spazio la sua idea di territorio e le ossesioni private. Un’indagine continua sul rappotro tra architettura e paesaggio con un’attenzione quasi particolare all’elemento specifico.

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