Sandro Lopes - Mistake - Trayers
Il minimalismo estremo e la ricerca artistica della design house Sandro Lopez
18 luglio 2019
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Architetture urbane per la nuova collezione di Formae in anteprima a Maison et Objet

Formae_Damasco_M&O_preview

Come da tradizione, dopo la pausa estiva è Maison et Objet a dare il via alla stagione delle fiere di design. Dal 6 al 10 settembre, Parigi si veste di design pronta a mostrarci tante novità, tra cui il brand italiano FORMAE. Marchio di complementi d’arredo in metallo che debutta alla fiera parigina con la nuova collezione Roommate.

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Geometrie leggere, a comporre oggetti che sembrano acquisire sostanza attraverso il colore.

Componenti d’arredo che parlano un linguaggio minimal, caratterizzato da accenti grafici, una rigida grammatica pop, sintassi modulare. Da abbinare in modo imprevisto, per sperimentare nuove soluzioni dell’abitare, rilassate e conviviali.

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In occasione dell’edizione settembrina di Maison et Objet, Formae presenta la nuova collezione, presso la sezione Today Signature, dedicata al lifestyle contemporaneo. I componenti di Roommate, progettati per diventare veri e propri compagni di stanza, sembrano seguire il consiglio che Achille Castiglioni dà agli oggetti: fare compagnia. Nasce così una collezione popolata da prodotti come coinquilini discreti e al tempo stesso carismatici, attori a servizio di una casa che vive di incontri, di attese, ma anche di pause rigeneranti per se stessi.

Formae_Damasco_M&O_preview Damasco – il reggilibri disegnato da Alessandro D’Angeli

 

Formae_Zenobio_M&O_preview Zenobio – l’appendiabiti ideato dal duo creativo De Bona De Meo.

 

Il riferimento nel naming per entrambi i prodotti è costituito da città più o meno reali: nel primo caso Damasco, metropoli caotica, frastornante, fonte di infinite suggestioni; dall’altro Zenobia, urbe altissima e funambolica nata dalla penna visionaria di Italo Calvino e parte delle sue città invisibili. Questo aspetto architettonico urbanistico viene ripreso da entrambi i prodotti e sviluppato in chiave decisamente diversa: come impianto scenografico in Damasco, dove il fermalibro diventa una visione prospettica della città, in grado di generare scorci architettonici in miniatura, labirintici e disorientanti, puro spazio da interpretare che si offre all’immaginazione.

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In Zenobio invece si trasforma in una spinta verticale, dove le incessanti evoluzioni di un tondino in ferro disegnano i profili di una città turrita: ne evocano porte, archi, finestre, in un lavoro giocato sull’essenzialità e sul potere evocativo della linea e al tempo stesso del vuoto cui si contrappone.

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