Berlino è a questo condannata: sempre e continuamente a divenire e mai ad essere – Karl Scheffler

Gru, costruzioni, movimento. Berlino è una città veloce, in continua trasformazione. Una metropoli contemporanea dove tutto è in divenire. Una città dove scoprire architetture moderne e ultra contemporanee: dalla  Weisse Stadt (la Città Bianca) sviluppata tra il 1929 e il 1931 su iniziativa dell’architetto Martin Wagner realizzando un insediamento metropolitano nel quartiere di Reinickendorf, a Potsdamer Platz, restituita alla città il 4 ottobre 1998 e conosciuta per gli edifici contemporanei firmati da Renzo Piano e Helmut Jahn.

Berlin architettura || #PotsdamerPlatzPotsdamer Platz

L’architettura a Berlino è Patrimonio dell’Unesco. In particolare le residenze in stile Moderno che rappresentano la visione sociale e artistica di una nuova tipologia urbanistica e di costruzione di edifici residenziali. Dislocati in vari quartieri cittadini, i palazzi sono stati realizzati da architetti diversi: Bruno Taut, Walter Gropius e Martin Wagner. I tagli estremamente razionali e le dotazioni moderne hanno fatto di queste unità abitative delle strutture indispensabili per gli inizi del XX secolo perché offrivano standard di vita sani alle fasce più povere della popolazione.

Queste proprietà testimoniano le innovative politiche di alloggio sociale sviluppate durante la Repubblica di Weimar, quando Berlino era particolarmente progredita socialmente, politicamente e culturalmente.  (Tratto dalla dal testo ufficiale della motivazione per l’inserimento dei beni a Patrimonio Unesco)

Berlin architettura || #Gropiusstadt housesGropiusstadt houses

Anche la celeberrima Isola dei Musei è entrata a far parte dei siti Unesco dal 1999. La Museumsinsel sorge tra la Sprea e il Kupfergraben, i suoi splendidi edifici custodiscono capolavori di 6000 anni di storia dell’umanità.

Berlin architettura || Isola dei MuseiIsola dei Musei

Tra tutti gli edifici simbolo della città, ne abbiamo scelto 2 che rappresentano la rinascita della città dopo la caduta del Muro e gli orrori della Grande Guerra. Due edifici cui progetti sono stati realizzati da grandissimi nomi dell’architettura contemporanea: da una parte Norman Foster e il progetto ecosostenibile del Reichstag – il parlamento tedesco, dall’altra il Museo Ebraico di Daniel Libeskind, un’architettura che è in sé una forma di esperienza e riflessione storica.

Berlin Architettura || #Reichstag #NnormanFoster project

Tra i simboli della città tedesca troviamo sicuramente la cupola del Reichistag, la sede del Parlamento tedesco. La ricostruzione dello storico edificio danneggiato durante la guerra risale ai primi anni ’90 ed è curata da un progetto dello studio Norman Foster & Partners. L’intervento di Foster è basato su 4 principi ispiratori: l’importanza dell’istituzione, la necessità di rendere il più accessibile l’azione del governo, la lettura della storia come forza che modella le costruzioni e la durata delle nazioni e la tutela dell’ambiente.

Berlin Architettura || #Reichstag #NnormanFoster projectIncisioni in russo ritrovate da Norman Foster mentre ristrutturava l’edificio

Ci trovammo di fronte un edificio il cui simbolismo mutilato aveva poco significato per i Tedeschi contemporanei. L’approccio più semplice sarebbe stato quello di sventrare il Reichstag e inserire un moderno edificio al posto del tessuto esistente, risalente in parte al XIX secolo e in parte agli anni ’60. Ma più approfondivamo la conoscenza dell’edificio, più ci rendevamo conto che la storia risuonava ancora in modo potente al suo interno e che non potevamo eliminarlo.

Berlin Architettura || #Reichstag #NnormanFoster project

La cupola di vetro in particolare è diventata un simbolo importantissimo per la città e comunica trasparenza e leggerezza. Al suo interno è visitabile grazie alle rampe elicoidali che permettono di raggiungere il terrazzo in cima ed apprezzare il light sculptor. Una struttura posizionata all’interno rivestita di 360 specchi altamente riflettenti, funziona come un faro al contrario che assorbe la luce la riflette all’interno delle sale del Parlamento, riducendo la necessità di luce artificiale. Di notte, il processo è invertito e la luce artificiale nella Sala Plenaria è riflessa esternamente, illuminando la cupola, come una lanterna, in modo che i Berlinesi sappiano quando il Bundestag è riunito.

Berlin Architettura || #Reichstag #NnormanFoster project

Di tutt’altra natura, eppure allo stesso modo architettonicamente ineccepibile è il progetto di Daniel Libeskind per il Museo Ebraico berlinese, probabilmente l’esempio più emozionante di architettura contemporanea a Berlino. Il museo è stato aperto al pubblico il 9 settembre 2001: il primo progetto pubblico di Libeskind. Si tratta di un edificio ricchissimo di simbolismi e significati. A cominciare dalla pianta a zig zag della struttura che è stata interpretata come la rappresentazione architettonica di una stella di David spezzata ed è lo stesso autore ad accennare al simbolismo dell’edificio che mette in relazione la storia ebraica e la città e l’integrazione tra la nuova architettura e la parte storica dell’edificio.

Berlin Architettura || #MuseoEbraico Daniel Libeskind©Libeskind

Sulla facciata esterna si notano del segni. Le facciate in zinco sono scalfite da tagli che simbolicamente rappresentano le ferite della comunità ebraica cittadina. Daniel Libeskind nel riflettere sulle possibilità ingegneristiche e architettoniche, decise inizialmente di andare a cercare tutti i punti sparsi per la città dove erano vissuti gli ebrei tedeschi prima del 1933 ovvero prima dell’avvento al potere del Nazismo: le linee da cui è formato il museo non sono quindi frutto di una scelta arbitraria bensì la risultante topografica di tutte le relazioni umane, sociali, culturali e di vita presenti nell’ebraismo berlinese agli inizi del XX Secolo.

Berlin Architettura || #MuseoEbraico Daniel Libeskind©BitterBredt

L’edificio si articola su 3 linee principali che formano dei corridoi: l’asse dell’Esilio, dell’Olocausto e della Continuità (Speranza). In un gioco di spazi vuoti ricchi di significato, i 3 assi conducono a zone diverse del museo. L’asse dell’Esilio conduce al Giardino dell’Esilio: un percorso estraniante, complesso e tortuoso. Tra blocchi di cemento e il pavimento inclinato e scosceso che riproduce l’isolamento ed il disorientamento di una vita in esilio forzato.

Berlin Architettura || #MuseoEbraico Daniel LibeskindL’asse più autobiografico per Daniel Libeskind, figlio di immigrati polacchi in USA.

La Torre dell’Olocausto è il punto conclusivo dell’Asse della Morte. Vi si accede aprendo una pesante porta in metallo e ci si ritrova all’iterno di una struttura vuota, buia, gelida. Illuminata solo dalla luce indiretta che penetra da una stretta feritoia in alto. Cemento e freddo tutto attorno. Anche questa installazione causa un forse senso di disorientamento e paura.

Berlin Architettura || #MuseoEbraico Daniel Libeskind©BitterBredt

L’asse della Continuità infine ha una forma irregolare e tortuosa, ma continua e conduce i visitatori alle sale espositive e alla mostra permanente. Linee…spezzate, irregolari, forti. Tra le linee è infatti il nome del progetto che Libeskind ha voluto dare al suo museo, una struttura che è una esperienza in sé e che lascia i visitatori disorientati e attoniti, emozioni che l’architetto ha saputo traslare nel progetto con estrema chiarezza . L’architettura decostruttivista di Daniel Libeskind mette infatti il visitatore in una condizione di totale perdita di riferimento spaziale e cerca di sfidare il senso comune raccontando la storia ebraica a partire dai 2000 anni di cultura ebraica in Germania, dunque ben prima e molto altro oltre l’Olocausto.

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